Torre Patria

torre patriaLa torre di Patria, situata al km. 43 della via Domiziana in località Lago Patria, è tra gli esempi di torri di avvistamento e di difesa quella che si è meglio conservata, tra le tante che sorgevano lungo tutta la costa domiziana, nonostante le trasformazioni subite nel corso dei secoli. L'origine del nome della località è da attribuirsi alla frase pronunciata, secondo quanto scrive Valerio Massimo, da Publio Cornelio Scipione l'Africano, che dopo la vittoria di Zama su Annibale si ritirò in esilio volontario nella città di Liternum, dove morì nel 183 a.C. e dove fu seppellito, in un grande sepolcro sormontato da una statua, che fu visitato da Livio e Seneca.

La tradizione vuole che l'attuale Torre sia sta fabbricata con i ruderi della tomba del grande condottiero romano; secondo alcuni storici essa fu fatta costruita dagli Aversani nel 1421, per difendere la costa dalle incursioni dei Saraceni, secondo altri fu eretta dagli Aragonesi e venduta dal re di Napoli Ferrante d'Aragona alla città di Aversa nel 1467. L'impianto dell'edificio rientra nella tipologia delle tipiche torri fortificate, sorte sia per l'avvistamento dei nemici, che giungevano dal mare, sia per il controllo delle rotte di contrabbando; la sua funzione era di raccogliere, in caso di pericolo, i segnali luminosi o di fumo provenienti dalle altre torri e di ritrasmetterli a quella successiva. La costruzione ha la forma di una piramide tronca con la base quadrata, che misura 11,40 m, ed un'altezza di 15m. L'interno si articola su tre piani coperti con volte a botte, adibiti anticamente a magazzino la parte inferiore, ad alloggio il primo piano e a batteria il terzo. Il piano terra è posto a livello del basamento, conserva una cisterna, che serviva per raccogliere l'acqua piovana proveniente dalla copertura mediante un cunicolo canale, che dal tetto raggiungeva la cisterna. Gli armamenti erano posizionati in alto nella zona contornata a caditoie, che impedivano l'assedio ravvicinato.

Sulla facciata è posta una lapide in marmo con la seguente iscrizione:

“PATRIA” / SCIPIONE L'AFRICANO SULLA PORTA DELLA SUA / VILLA CHE IN QUELL'EPOCA IN QUESTI PRESSI ERESSE ALLORCHE' / FU ESULE DI ROMA, INCISE IL FAMOSO VERSO. / “INGRATA PATRIA, NEQUIDEM OSSA MEA HABET” / E POICHE' COL TEMPO LOGORANDOSI LE LEGGENDA RIMASE LA / SOLA PAROLA PATRIA, TUTTA QUESTA CONTRADA FU COSI' DENOMINATA / PER RICORDO AVV. COMM. LUIGI DE ROSA / MAGGIO 1924.

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